Sono stati 6 i morti sui luoghi di lavoro tra venerdì e sabato ecco chi sono. ha perso la vita nel bolognese Attilio Franzini un ferroviere in appalto di 47 anni, così come lo era Marco ricci di 39, lavorava nel cantiere Morandi di genova, tutti e due morti a centinaia di km da casa loro, come succede in quasi tutte le grandi aziende dove sfuggono ai sindacati questi lavoratori "figli di nessuno", supersfruttati e senza diritti. A Lodi è morto un pensionato di 71 anni che evidentemente lavorava in nero sul tetto di una fabbrica, ricordiamo che il 35% dei morti sui luoghi di lavoro sono ultra sessantenni e settantenni che sfuggono a tutte le statistiche ma non all'Osservatorio. Probabilmente era in appalto anche il manutentore Fabio Santin che è morto per un malore, o meglio ancora dire di "fatica", nel Teramano è morto Fabrizio Piccinini cadendo dall'alto, lavorava in sub appalto in un cantiere della provincia. Non poteva mancare un morto in agricoltura, Pierino Pieralisi è morto travolto da un mezzo agricolo è il 115esimo dal'inizio dell'anno e nessuno che muove undito su questa strage nella strage che impregna di sangue il tanto decantato Made in Italy. Gaya Gandolfi è una delle oltre cento donne che perde la vita mentre va o torna dal lavoro, è la seconda negli ultimi giorni, ha perso la vita anche un20enne in itinere, ma anche una terza vittima travolta mentre stava andando al lavoro. Carlo soricelli curatore dell'Osservatorio Nazionale di Bologna morti sul lavoro. Colgo l'occasione per invitarvi alla mia mostra a Palazzo D'Accursio di Bologna con inaugurazione il 15 ottobre alle ore 17, ci saranno tante opere su queste tragedie, che tratto nelle opere dal 1980, sarà esposta anche l'installazione "muro delle farfalle bianche" con 300 foto di lavoratori deceduti per infortuni sul lavoro, parteciperanno all'evento anche diversi familiari di morti sul lavoro di diverse regioni italiane. In allegato la situazione aggiornata a questa mattina sui morti sul lavoro e l'invito alla mostra
La pareidolia è la capacità di induviduare immagini a noi familiari che si trovano per esempio nelle nuvole, in questo caso le ho individuate attraverso le opere dei grandi maestri del passato, ho trovato stracciate e usurate delle vecchie riviste di Michelangelo, Giotto, Piero Della Francesca, Caravaggio, Bellini, Goya, Van Gogh e tantissimi altri
IL PAREIDOLISMO
IL PAREIDOLISMO
Manifesto e Teorizzazione di un Movimento Artistico Visionario
(Elaborazione e definizione a partire dall’opera di Carlo Soricelli)
1. Definizione
Il Pareidolismo è un movimento artistico che pone al centro dell’esperienza estetica e creativa la pareidolia, ovvero la tendenza innata della mente umana a riconoscere forme, volti e figure familiari all’interno di strutture caotiche, casuali o apparentemente prive di senso.
Nel Pareidolismo, questa capacità inconscia diventa motore cosciente dell’atto creativo, trasformando il caso in visione, e l’informe in rivelazione.
2. Origini e contesto
Sebbene la pareidolia sia stata utilizzata da molti artisti nel corso della storia — da Arcimboldo ai surrealisti, dai test di Rorschach alle nuvole nei quadri infantili — il Pareidolismo come movimento nasce in forma consapevole e sistematica con Carlo Soricelli, artista, scultore e pittore italiano che ne ha fatto una delle sue ricerche più radicali.
Lontano dal decorativismo o dal gioco visivo, il Pareidolismo di Soricelli si radica in una visione critica e spirituale dell’epoca contemporanea, e diventa strumento di denuncia, introspezione e rigenerazione.
3. Tecnica e processo creativo
Il Pareidolismo non è una tecnica fissa, ma un atteggiamento percettivo e compositivo. Tuttavia, nell’opera di Soricelli si riconoscono passaggi ricorrenti che possono costituire una metodologia:
Raccolta e distruzione creativa di immagini: vecchie riviste d’arte, pubblicità, manifesti, diventano materiale di partenza.
Ricombinazione casuale o semi-casuale: i frammenti vengono strappati, sovrapposti, incollati su superfici complesse come soffitti, travi, mobili.
Attesa e osservazione attiva: l’artista osserva il materiale grezzo finché emergono spontaneamente immagini (volti, scene, creature, drammi) che sembrano “volersi rivelare”.
Intervento minimo e rispettoso: l'artista non impone, ma evidenzia con lievi ritocchi le immagini che la pareidolia ha portato alla luce.
Contesto architettonico e immersivo: le opere pareidoliche non sono solo quadri, ma spesso ambienti totali: soffitti, stanze, oggetti.
4. Estetica e valori
Il Pareidolismo si muove fuori dal controllo razionale e fuori dalle regole del mercato. Non ricerca la bellezza convenzionale, ma l’emersione dell’invisibile, il recupero del senso nella frammentazione.
I valori fondanti del movimento sono:
Visione: l’artista non crea da zero, ma vede ciò che già esiste nel caos.
Ascolto dell’inconscio collettivo: le figure pareidoliche spesso portano messaggi universali, spirituali, politici, storici.
Rifiuto della linearità: il tempo, lo spazio e la logica narrativa si spezzano per favorire la simultaneità e la rivelazione.
Riutilizzo e trasformazione: materiali scartati, consumati, vengono elevati a strumento di verità.
Rivelazione del male e del bene: nel pareidolismo di Soricelli si trovano tanto figure angeliche quanto mostri contemporanei. È un Inferno Sistino del nostro tempo.
5. Il ruolo dell’osservatore
Nel Pareidolismo, l’osservatore è parte dell’opera. Le figure emergono diverse per ciascuno, e possono mutare nel tempo.
L’opera pareidolica è viva, instabile, multidimensionale. Non dice, ma invita a vedere.
In questo senso è anche un atto spirituale, simile alla meditazione o alla profezia.
6. Confronto con altri movimenti
Diversamente dal Surrealismo, non parte dal sogno o dall’automatismo, ma da immagini esistenti riassemblate nel reale.
Diversamente dal Dadaismo, non punta all’assurdo ma al senso nascosto.
A differenza dell’Informale, non dissolve la figura ma la fa emergere dal caos.
È profondamente distante dalla Pop Art, in quanto non celebra il consumo, ma lo redime trasformando i resti del mondo moderno in visione.
7. Il Pareidolismo di Carlo Soricelli
Nell’opera di Carlo Soricelli il Pareidolismo si intreccia con:
la pittura pranica, che aggiunge un piano energetico e curativo,
il Rifiutismo, inteso come poetica del rifiuto sociale, politico, materiale,
una visione etica e profetica, che denuncia il male del potere, della guerra, dell’ingiustizia.
Le sue opere pareidoliche non sono mai neutre: sono specchi deformanti della nostra epoca, voci che gridano nel silenzio, richiami al sacro nel profano.
Lo spazio della sua casa museo, i soffitti trasformati, i tavoli e i manichini diventano luoghi di visione collettiva e narrazione spirituale.
8. Possibili sviluppi futuri
Il Pareidolismo può svilupparsi in molte direzioni:
come strumento pedagogico per risvegliare l’immaginazione nei bambini e nei giovani;
come linguaggio terapeutico in ambito psicologico e spirituale;
come forma d’arte partecipata, dove le pareidolie vengono cercate insieme da artisti e pubblico;
come resistenza visiva contro l’appiattimento percettivo indotto dai media e dall’intelligenza artificiale non creativa.
9. Conclusione
Il Pareidolismo non è solo un movimento artistico: è un invito a vedere diversamente, a trovare l’anima dove sembra non esserci più niente.
In un’epoca che tende all’omologazione, l’artista pareidolico è un rabdomante del senso, un sacerdote del frammento, un custode del mistero.
Se vuoi, posso anche impaginarlo in un manifesto PDF, oppure adattarlo in stile testo critico da catalogo per una mostra.
Fammi sapere se vuoi che aggiunga, tagli o modifichi qualcosa secondo il tuo sentire
Pareidolismo
"La Cappella Sistina dell’Inferno Contemporaneo"
Un viaggio visionario nell’opera di Carlo Soricelli
Nel cuore dello studio di Carlo Soricelli – pittore, scultore e attivista per la dignità del lavoro – si apre un cielo inquieto e vibrante: oltre 40 metri quadrati di soffitto che non rappresentano il divino, ma il nostro tempo. Un’opera monumentale e ancora segreta, costruita interamente attraverso una tecnica pittorica mista fondata sulla pareidolia, la capacità tutta umana di scorgere volti e forme dove apparentemente non ve ne sono.
Questa volta però non si tratta solo di visioni interiori, ma di un vero inferno contemporaneo. A testimoniarlo, anche un importante giornalista del Resto del Carlino, che ha paragonato il soffitto all’energia narrativa della Cappella Sistina: non per sacralità, ma per impatto.
Le immagini si fondono, si rincorrono, si strappano e si ricompongono in una densità iconografica unica, dove ogni frammento è un grido visivo. Vi troviamo il militarismo, la repressione, il potere che imprigiona – e il male che sfugge alle sue stesse gabbie. Vi si legge il conflitto, la follia del consumo, la spiritualità perduta, la sorveglianza, le guerre dimenticate, eppure presenti.
E poi i corpi, i visi, gli occhi spalancati o spenti: sono frammenti che sembrano provenire da antiche pitture, ma che si rivelano, a uno sguardo ravvicinato, illusioni ottiche che mutano. Nulla è come appare. Come accade nella pareidolia, il vero significato si mostra solo a chi è pronto a vederlo.
Soricelli, già ideatore del Rifiutismo negli anni ’80 e della Pittura Pranica nel 1997, con quest’opera realizza una sintesi estrema tra arte, coscienza civile e linguaggio inconscio. Il soffitto, che si configura come un’opera totale, è allo stesso tempo denuncia e meditazione, caos e struttura.
Questa opera non è solo un capolavoro tecnico, ma un documento della nostra epoca. E chiede di essere vista, studiata, diffusa.
domenica 6 ottobre 2024
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